PwC. Nuove prospettive e trend per i Family Office
La Family Office Survey 2026 di PwC restituisce l’immagine di un ecosistema italiano in evoluzione, che sta progressivamente passando da una logica conservativa a una più strutturata e selettiva. Le 164 operazioni censite tra investimenti diretti e club deal, su un campione di 48 strutture (di cui l’85% Single Family Office), mostrano un’attività in crescita, pur in presenza di patrimoni mediamente inferiori ai benchmark internazionali: il 52% gestisce meno di 250 milioni di euro, mentre solo il 19% supera il miliardo. La ricchezza resta fortemente concentrata nel Nord Italia (85%), confermando una polarizzazione territoriale ormai strutturale. Sul fronte degli investimenti, il modello mantiene un’impostazione prudente, con una quota ancora rilevante di liquidità e obbligazionario, ma si registra un progressivo spostamento verso strategie più attive e diversificate: i private markets raggiungono il 21% dei portafogli e diventano un’area di crescente interesse. In questo contesto, i club deal si affermano come uno strumento sempre più centrale, non solo per la condivisione del rischio, ma anche per l’accesso a opportunità più complesse e per la messa a sistema di competenze complementari.
Circa il 31% del portafoglio medio è allocato in azioni quotate e la quota complessiva destinata alle public equity risulta in crescita, mentre una parte significativa degli operatori dichiara l’intenzione di aumentare ulteriormente l’esposizione all’equity nei prossimi 12 mesi. All’interno di questo contesto, il comparto tecnologico si conferma centrale, con circa il 58% dei Family Office che prevede di sovrappesare il settore, anche grazie alla crescente rilevanza di trend come intelligenza artificiale, digitalizzazione e infrastrutture connesse.
Si rafforza anche l’interesse verso le asset class private, in particolare private equity e venture capital, che rappresenta il 9% dei portafogli e che il 50% degli operatori intende incrementare. Per quanto riguarda il real estate, l’esposizione nei portafogli dei Family Office rimane stabile e marginale rispetto ad altre asset class: gli investimenti immobiliari diretti crescono leggermente (+2%), mentre quelli indiretti (REIT e fondi) si attestano intorno al 2%. Le prospettive indicano una sostanziale stabilità dell’allocazione, con l’81% degli operatori che prevede di mantenere invariata la quota di real estate diretto e il 50% quella indiretta. Questo dato segnala un ruolo del settore immobiliare più difensivo e di diversificazione. A livello geografico emerge un forte “home bias”, con il 23% degli investimenti concentrato in Italia, all’interno di un’allocazione che privilegia mercati sviluppati come Eurozona (33%) e Nord America (31%).
Nel complesso, il settore dei Family Office italiani si conferma in fase di evoluzione, sostenuto da driver come il passaggio generazionale – con il 51% dei patrimoni già in mano alla seconda generazione – e la crescente professionalizzazione delle strutture. In termini prospettici, il 63% degli operatori prevede una crescita del settore, trainata soprattutto dal ricambio generazionale e dall’aumento della complessità patrimoniale.



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