Il clima di fiducia delle imprese europee, misurato attraverso le prospettive dei CFO, si sta deteriorando, evidenziando come l’incertezza abbia raggiunto livelli particolarmente elevati. Secondo l’analisi di Deloitte condotta in primavera, il 48% dei CFO europei e il 52% di quelli italiani si dichiara più pessimista rispetto alla propria traiettoria finanziaria, mentre le aspettative sui ricavi rimangono relativamente solide, con il 55% dei CFO europei e il 51% di quelli italiani che prevede una crescita del fatturato. Il quadro evidenzia quindi una divergenza tra la tenuta della domanda e le prospettive reddituali, con il rischio di una compressione dei margini dovuta alla persistenza dell’inflazione dei costi, alle pressioni sui prezzi e alle tensioni geopolitiche. Le aspettative sui margini restano infatti caute, sebbene i CFO italiani mostrino una fiducia leggermente maggiore rispetto alla media europea, con il 39% che prevede un miglioramento, contro il 35%.
L’Italia si distingue per un approccio relativamente più prudente ma anche più resiliente nella gestione di occupazione e investimenti. Il 55% dei CFO italiani prevede di mantenere stabile l’organico e il 52% di mantenere invariato il CAPEX, mentre il 26% prevede nuove assunzioni e il 29% un aumento degli investimenti, percentuali che indicano una maggiore propensione a preservare capacità operativa e posizionamento competitivo rispetto al contesto europeo. Al tempo stesso, le tensioni geopolitiche rappresentano il principale rischio per le imprese italiane, indicato dal 73% dei CFO, davanti al rischio di recessione (64%) e alla volatilità delle materie prime (55%). Seguono inflazione elevata (35%) e aumento dei costi (33%). L’incertezza esterna è percepita come elevata o molto elevata dal 78% dei CFO italiani e il 93% ritiene che il momento attuale non sia favorevole all’assunzione di rischi, riflettendo un orientamento maggiormente difensivo.
Le strategie aziendali si concentrano soprattutto sulla riduzione dei costi e sul rafforzamento della resilienza finanziaria. Il 56% dei CFO italiani indica il contenimento dei costi come priorità, il 31% punta all’incremento dei flussi di cassa operativi e il 26% mantiene al centro dell’agenda trasformazione digitale e innovazione, anche alla luce dei recenti sviluppi dell’AI. Le iniziative di crescita assumono invece un carattere più selettivo, privilegiando i mercati già consolidati (27%) e la crescita organica (22%). A livello europeo, la riduzione dei costi è una priorità tra le prime tre in tutti i Paesi analizzati, mentre circa il 45% dei CFO concentra le strategie di crescita sui mercati esistenti e sulla crescita organica. Nel complesso, emerge quindi un passaggio da strategie orientate prevalentemente alla crescita a un approccio più attento alla gestione del rischio, nel quale efficienza, protezione dei margini, flessibilità finanziaria e investimenti mirati diventano gli strumenti principali per affrontare l’incertezza dei prossimi 12-24 mesi.