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Venerdì 23 ottobre 2026

RICS. La sfida delle competenze nel settore immobiliare e delle costruzioni

RICS. La sfida delle competenze nel settore immobiliare e delle costruzioni

Il Surveying Skills Report 2026 di RICS approfondisce il tema del “gap di competenze” necessarie nel settore immobiliare, delle costruzioni e delle infrastrutture, sulla base di una survey globale condotta su 3.698 professionisti. La carenza di competenze adatte al mercato assume particolare rilevanza in una fase in cui digitalizzazione, intelligenza artificiale e sostenibilità stanno trasformando rapidamente attività e modelli organizzativi, aumentando la necessità di aggiornare le professionalità esistenti proprio mentre il settore deve rispondere a una domanda crescente di servizi, abitazioni e infrastrutture. Oltre la metà degli intervistati considera il problema critico o moderato e il 55% segnala che la scarsità di competenze riduce la capacità delle organizzazioni di rispondere alla domanda e acquisire nuovi incarichi, mentre circa la metà evidenzia difficoltà nel dedicare tempo e risorse alla formazione del personale. La criticità riguarda soprattutto i professionisti con esperienza intermedia e avanzata, indicati dal 60% dei rispondenti, più ancora dell’ingresso di nuove risorse, segnalato dal 42%; il 41% individua, inoltre, nella retention una delle principali difficoltà, con la capacità di sviluppare e trattenere le professionalità già presenti come elemento critico sulla capacità del settore di innovare e assorbire i vantaggi degli aumenti di produttività generati dalle nuove tecnologie.

Nei prossimi tre-cinque anni, le competenze considerate prioritarie saranno quelle legate all’analisi dei dati, agli strumenti digitali e alle tecnologie avanzate, indicate dal 48% degli intervistati, seguite dal pensiero critico e dalla capacità di apprendimento continuo, al 47%, e dalle competenze di comunicazione, collaborazione e gestione degli stakeholder, al 44%. In Europa, il 62% dei rispondenti attribuisce particolare importanza alle competenze digitali e tecnologiche, mentre il 25% si considera già ben preparato o molto preparato a lavorare efficacemente con l’intelligenza artificiale, la quota più elevata tra le regioni considerate. La domanda di formazione rimane tuttavia molto concreta: il 52% indica come prioritarie le competenze nell’utilizzo di strumenti operativi e automazione, il 48% le basi dell’intelligenza artificiale e le competenze digitali fondamentali e il 44% l’impiego della tecnologia per migliorare i flussi di lavoro. La sostenibilità continua a mantenere un peso significativo, con il 78% dei professionisti che ritiene utile rafforzare almeno una competenza in questo ambito, anche se soltanto il 29% la colloca oggi tra le principali competenze emergenti, rispetto al 40% che nel 2025 indicava sostenibilità e decarbonizzazione.

Per ridurre il divario, le organizzazioni puntano soprattutto sulla valorizzazione delle risorse già presenti. A livello globale, il 42% indica il potenziamento delle competenze del personale come principale risposta alla carenza, mentre il 35% punta sull’adozione di intelligenza artificiale, automazione e strumenti digitali per aumentare la produttività. In Europa emerge una maggiore attenzione alla tecnologia, indicata dal 46% degli intervistati, rispetto al 32% che privilegia la formazione delle risorse già in organico. Restano però ostacoli importanti alla crescita professionale: il tempo disponibile per la formazione, i costi, la scarsa trasparenza dei percorsi di carriera e le difficoltà nel trattenere le persone con maggiore esperienza. Il tema riguarda anche l’inclusione, con il 36% delle donne che individua pregiudizi o disuguaglianze come ostacolo all’avanzamento professionale, contro il 16% degli uomini.