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Venerdì 4 aprile 2025

Nuveen. Come gli investitori istituzionali guardano ai mercati privati nel 2025

Nuveen. Come gli investitori istituzionali guardano ai mercati privati nel 2025

Nuveen ha condotto un’indagine su 800 investitori istituzionali a livello globale, con l’obiettivo di comprendere le tendenze in atto e le variabili emergenti nella scelta di allocazione del capitale.

Il 66% degli intervistati prevede di aumentare le allocazioni nel settore immobiliare nei prossimi cinque anni; tra questi, circa due terzi (65%) indicano un interesse specifico per data center e tecnologie connesse. In questo scenario, le infrastrutture e il real estate si confermano le asset class alternative in maggiore crescita, soprattutto attraverso la domanda di infrastrutture digitali. Oltre il 90% degli investitori detiene oggi sia private equity sia private credit, rispetto al 45% del 2021, a conferma di un’evoluzione significativa nella costruzione dei portafogli alternativi. Si rafforza anche il focus sul credito per infrastrutture energetiche, sostenuto dalle politiche pubbliche a favore della transizione verde.

Il private equity continua a catalizzare la maggior parte dei flussi, ma anche nel private credit si registrano dinamiche vivaci, con comparti ad alto rendimento in espansione - come l’infrastructure credit e le soluzioni di fund finance (es. subscription line e NAV lending).

I portafogli con maggiore esposizione agli alternativi si distinguono per l’impiego di team dedicati, evidenziando una crescente sofisticazione nella gestione.

Le compagnie assicurative si affermano come i soggetti più dinamici: il 69% prevede di incrementare le proprie allocazioni nei prossimi cinque anni.

Le aree di maggiore interesse includono il private real estate debt (45%), il credito infrastrutturale energetico (46%), i private ABS (34%) e il fund finance (26%).

Sul fronte della sostenibilità, il 93% adotta o si prepara ad adottare criteri ESG, mentre il 55% ha già dedicato una quota di portafoglio all’impact investing — più del doppio rispetto al 26% registrato nel 2023.

Infine, l’approccio alla transizione energetica sta diventando più pragmatico: il 73% degli investitori riconosce la necessità di bilanciare fonti energetiche tradizionali e rinnovabili per soddisfare la domanda nel breve termine. Sebbene sia diminuita dal 79% al 61% la quota di chi considera inevitabile una transizione low-carbon, cresce l’impegno concreto: il 44% ha già fissato obiettivi net zero, e un ulteriore 25% prevede di farlo entro l’anno. La perdita di biodiversità viene percepita come uno dei principali rischi economici (45%), ma solo il 30% sta intensificando gli investimenti in questo ambito, con un focus su settori quali la gestione idrica, riciclo e riduzione dell’inquinamento.

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