L’ultima edizione del Global Real Estate Transparency Index di JLL, che confronta il livello di trasparenza dei mercati immobiliari in 88 Paesi e territori, evidenzia un divario crescente tra i mercati più evoluti per disponibilità e qualità delle informazioni e il resto del mondo. Negli ultimi due anni, i volumi delle transazioni nei mercati più trasparenti sono aumentati del 64%, mentre i 13 Paesi classificati come “Highly Transparent” hanno registrato una crescita degli scambi superiore di 20 punti percentuali rispetto agli altri mercati. Questi Paesi concentrano oggi il 56% del patrimonio immobiliare globale a reddito e oltre l’80% degli investimenti diretti; considerando anche i mercati classificati come “Transparent”, la quota supera il 98% dei capitali destinati agli investimenti immobiliari diretti. Due terzi dei Paesi analizzati hanno migliorato il proprio livello di trasparenza, soprattutto grazie alla digitalizzazione dei registri immobiliari, alla maggiore disponibilità di dati sui settori alternativi e al miglioramento delle informazioni sulle prestazioni energetiche. Tra le principali direttrici di evoluzione figurano anche la maggiore trasparenza dei mercati del debito e l’impiego dell’intelligenza artificiale, già utilizzata da oltre il 90% degli investitori e degli occupier.
La trasparenza assume quindi un’importanza crescente nell’attrazione dei capitali e nella valutazione dei rischi, in un mercato caratterizzato dall’ampliamento della platea degli investitori e dalla diversificazione delle fonti di finanziamento. La disponibilità di informazioni più complete riguarda non soltanto i segmenti immobiliari tradizionali, ma anche settori alternativi come data center e student housing, oltre ai mercati del credito, nei quali opera un numero crescente di banche, assicurazioni, fondi di debito e operatori di private credit. Sul fronte energetico, i dati relativi a consumi, efficienza degli edifici e disponibilità di capacità sulla rete elettrica assumono un peso sempre maggiore nella scelta delle localizzazioni e nella valutazione degli asset, anche alla luce della crescita attesa della domanda globale di elettricità, prevista dall’Agenzia internazionale dell’energia in aumento di almeno il 40% entro il 2035. Parallelamente, l’apertura degli investimenti immobiliari a una platea più ampia di risparmiatori e fondi pensione potrebbe mobilitare oltre 800 miliardi di dollari di capitali aggiuntivi entro il 2030, aumentando ulteriormente l’importanza di metodologie di valutazione solide, rendicontazioni standardizzate e informazioni chiare sulle condizioni di liquidità dei fondi.
L’Italia conferma il proprio posizionamento nella fascia dei mercati “Transparent”, con un punteggio di 2,08, in miglioramento di 5 punti base rispetto al 2024, un progresso leggermente superiore alla media globale di 4 punti base. Il risultato si inserisce in una fase di forte crescita degli investimenti immobiliari, aumentati nel primo semestre 2026 del 34% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel 2025 gli investitori esteri hanno rappresentato circa il 63% degli investimenti immobiliari in Italia, portando il Paese al sesto posto mondiale per investimenti diretti cross-border, rispetto all’undicesimo del 2021. Restano tuttavia margini di miglioramento nella disponibilità di dati standardizzati sui settori alternativi, nella digitalizzazione dei processi urbanistici e nella trasparenza delle prestazioni energetiche e dei parametri ESG. Nel primo semestre 2026, il Private Wealth ha rappresentato il 22% degli investimenti immobiliari italiani, pari a 1,7 miliardi di euro, rispetto al 2% del 2020. Rafforzare qualità, accessibilità e comparabilità delle informazioni, insieme alla digitalizzazione dei processi, sarà quindi essenziale per consolidare l’attrattività del mercato italiano, soprattutto nei confronti degli investitori istituzionali e internazionali.
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