La trasformazione degli spazi di lavoro è ormai un fenomeno diffuso, ma ancora caratterizzato da interventi prevalentemente incrementali. Secondo i risultati della survey "Workplace & Employees Needs Monitor" condotta da Gabetti, nell’ultimo triennio il 63% delle aziende ha realizzato interventi di riorganizzazione dei propri uffici, sebbene nel 41% dei casi si sia trattato di iniziative limitate e non strutturali, mentre solo un'impresa su dieci prevede ulteriori interventi nel breve periodo. Gli occupier hanno privilegiato interventi facilmente implementabili, come la sostituzione dei PC (62%), l'adeguamento della climatizzazione (45%) e la creazione di aree relax (46%), rispetto a soluzioni più evolute quali sistemi di prenotazione delle postazioni (20%), quiet room (27%) o aree dedicate all'attività fisica (29%). Gli interventi sono stati comunque accolti positivamente dai dipendenti, con il 93% che ne valuta favorevolmente gli effetti, soprattutto tra i lavoratori più giovani, del Mezzogiorno e con ruoli manageriali.
Dai risultati della survey emerge tuttavia un divario significativo tra la qualità percepita degli ambienti di lavoro e le aspettative dei dipendenti. Le dotazioni e i servizi disponibili ottengono infatti una valutazione media di appena 5,2 su 10, con risultati migliori per le tecnologie digitali di base e gli spazi dedicati alla collaborazione, mentre persistono carenze negli ambiti del comfort, della sostenibilità, delle tecnologie intelligenti e delle aree comuni. Le principali criticità riguardano il comfort acustico, la privacy, la personalizzazione degli spazi e gli ambienti destinati al lavoro individuale, mentre le priorità espresse dai lavoratori si concentrano su interventi concreti come ergonomia, qualità dell'aria, pulizia e riduzione del rumore. Lo smart working si conferma una modalità ormai strutturale: il lavoro da remoto viene apprezzato soprattutto per privacy (62%) e silenziosità (59%), mentre l'ufficio continua a essere preferito per ergonomia e dotazioni tecnologiche (40%).
Sul fronte immobiliare, la crescente attenzione delle aziende verso la qualità degli spazi sta sostenendo gli investimenti nella riqualificazione degli immobili direzionali e nelle certificazioni ESG. Milano e Roma hanno immesso sul mercato nell'ultimo anno circa il 45% delle nuove superfici con certificazioni già conseguite o in corso di ottenimento, con una diffusione crescente di standard LEED, BREEAM, WELL e, soprattutto a Milano, WiredScore. Nonostante ciò, gli immobili privi di certificazione restano prevalenti, rappresentando ancora circa il 60-70% dello stock a Milano e l'80-90% a Roma. L’asset class continua a ridefinire il proprio ruolo nelle strategie degli investitori: dopo aver rappresentato storicamente il 35-45% degli investimenti immobiliari istituzionali, il suo peso si è progressivamente ridotto fino a circa il 15%, riflettendo gli effetti strutturali del lavoro ibrido e la crescente attrattività di altri comparti come la logistica. I comparti più attivi nella domanda di uffici certificati risultano Tech & IT, Banking & Finance, Manufacturing, Farmaceutico & Healthcare, Consulenza e Servizi, mentre, in termini di incidenza sulle nuove locazioni, si distinguono E-commerce, Food & Beverage e Utilities.
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