ll mercato immobiliare italiano ha mostrato un’insospettabile capacità di resistenza alla prima ondata pandemica, che ha colpito il nostro Paese a partire dallo scorso marzo. Forte di un’inerzia favorevole, che aveva consentito il recupero di parte
delle posizioni perse durante la lunga parentesi recessiva che ha caratterizzato lo scorso decennio, il comparto aveva saputo rilanciarsi nella fase post lockdown con ritrovato slancio.
Ad alimentare l’immediata rivitalizzazione aveva concorso l’imponenza delle intenzioni di acquisto da parte delle famiglie, associata all’atteggiamento espansivo che, complice l’irrisorio costo del capitale, le banche hanno inizialmente mantenuto.
Solo nelle ultime settimane, con l’intensificarsi della seconda ondata virale, gli istituti di credito paiono aver gradualmente mutato orientamento, adottando un approccio maggiormente attento e selettivo.
Il doppio fronte, costituito dal lockdown prima e impoverimento poi, condanna verosimilmente il settore residenziale ad attestarsi su volumi di compravendita inferiori di circa il 20% rispetto ai livelli del 2019 per quasi un triennio.
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