Deloitte. L’andamento del settore delle costruzioni a livello globale

Deloitte. L’andamento del settore delle costruzioni a livello globale

Il report Global Powers of Construction di Deloitte fotografa per il 2024 un rallentamento dell’attività nel settore delle costruzioni a livello globale. La crescita della produzione si attesta al 3,1%, in calo rispetto all’anno precedente, con un’ulteriore decelerazione prevista al 2,3% nel 2025. Il quadro resta condizionato da criticità strutturali ormai consolidate – carenza di manodopera qualificata, aumento dei costi delle materie prime, fragilità delle catene di fornitura e crescenti pressioni legate agli obiettivi di sostenibilità – che continuano a incidere sulla redditività e sulla capacità di pianificazione degli operatori. Nonostante ciò, le prospettive di medio-lungo periodo rimangono positive: tra il 2025 e il 2030 il settore è atteso crescere con un CAGR stimato del 5,5%, trainato da investimenti infrastrutturali, urbanizzazione e transizioni digitale ed energetica.

Dal punto di vista geografico, il 2024 evidenzia dinamiche differenziate. In Europa la produzione registra una contrazione media di circa il 2%, in controtendenza rispetto a Stati Uniti e Cina, che mostrano maggiore tenuta, mentre il Giappone cresce a ritmi più contenuti. Su scala globale, l’analisi delle prime 100 imprese quotate conferma una lieve flessione dei ricavi complessivi, scesi a 1.980 miliardi di dollari (-1% su base annua), a fronte di una struttura di mercato fortemente concentrata: i grandi gruppi cinesi continuano a rappresentare oltre la metà dei ricavi totali (51,2%), mantenendo un ruolo dominante nello scenario internazionale.

In questo contesto, l’Europa emerge come l’area relativamente più dinamica. Con 42 società presenti nella Top 100, i gruppi europei registrano nel 2024 una crescita dei ricavi del 6,2%, raggiungendo i 436 miliardi di dollari e una quota del 22% del totale mondiale, nettamente superiore a quella di Giappone e Stati Uniti. Francia e Spagna guidano i risultati in termini assoluti, ma l’Italia si distingue per la crescita relativa più elevata, con un incremento dei ricavi del 20,6%, pur rappresentando una quota ancora limitata del totale globale (1,4%).

All’interno del panorama europeo, l’Italia si colloca inoltre al quinto posto per quota di ricavi e al secondo per ricavi medi per impresa, segnale di una struttura industriale concentrata su pochi operatori di dimensione significativa.

Alla base delle performance dei grandi gruppi europei emergono due leve strategiche centrali: diversificazione e internazionalizzazione. Le imprese del continente generano il 43,7% dei ricavi da attività non core – come real estate e servizi industriali – e circa il 72% delle vendite sui mercati esteri, livelli sensibilmente superiori a quelli dei competitor asiatici e statunitensi.

Accanto a queste strategie, il report evidenzia il crescente ruolo della smart construction come fattore abilitante per migliorare produttività, marginalità e solidità finanziaria. Nel 2024, i gruppi europei della Top 30 hanno registrato un margine EBIT core del 3,1%, il valore più basso degli ultimi quattro anni, rendendo evidente la necessità di intervenire sui processi operativi. L’adozione di tecnologie come intelligenza artificiale, digital twin, automazione e sistemi digitali avanzati sta progressivamente trasformando l’intera catena del valore – dalla progettazione alla costruzione, fino alla gestione e manutenzione degli asset – contribuendo a ridurre i rischi, migliorare la pianificazione e aumentare la prevedibilità dei progetti.

In un contesto di urbanizzazione crescente, con il 70% della popolazione mondiale atteso vivere in aree urbane entro il 2050, e di forti investimenti infrastrutturali legati alle transizioni digitale ed energetica, la smart construction si configura quindi non solo come un fattore tecnologico, ma come una leva strategica per rafforzare la competitività dei grandi gruppi europei sui mercati globali e accompagnare l’evoluzione strutturale del settore.

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